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Sri Lanka, strage della Jihad: 310 morti e 500 feriti

Gli attacchi nello Sri Lanka sono stati compiuti in “rappresaglia” per la strage nelle moschee di Christchurch (Nova Zelanda) del 15 marzo scorso in cui morirono 50 persone: è quanto emerge da una prima indagine degli attentati di domenica costati la vita ad almeno 321 persone, secondo quanto ha riferito oggi in Parlamento il vice ministro della Difesa del Paese. Lo riporta l’emittente indiana Ndtv

Caccia ai membri del gruppo jihadista srilankese National Thowheed Jamath per la strage di Pasqua a Colombo. L’attacco dei kamikaze anche grazie a una rete internazionale. Tra gli stranieri anche 3 dei 4 figli del patron danese di Asos. Nuova esplosione in un furgone nel giorno di Pasquetta vicino a una chiesa mentre gli artificieri disinnescavano l’ordigno. Ferito in modo lieve l’inviato di Repubblica Raimondo Bultrini. Trovati 87 detonatori vicino alla principale stazione di autobus della città. ‘Tutti condannino questi atti disumani’, ha detto il Papa. Salvini avverte che anche in Italia ‘ci sono migliaia di punti che potrebbero essere a rischio’.

Delle vittime, gli stranieri erano almeno 30, secondo le autorità cingalesi: una piccola minoranza, ma provenienti da ben 11 Paesi. Nella confusione dei dati, ma in base ai dati forniti dai governi dei Paesi di provenienza, 8 dei morti venivano dall’India, altri 8 dal Regno Unito, 4 dagli Stati Uniti, 3 dalla Danimarca, cioè i tre figli dell’imprenditore dell’abbigliamento Anders Holch Povlsen. Due persone, di cui non sono state fornite le generalità, sono svizzere, una delle quali con passaporto anche di un altro Paesi, oltre a una terza persona che faceva parte della famiglia delle altre due vittime elvetiche con due diverse nazionalità, non precisate. Due persone, un uomo e una donna, provenivano dalla Spagna, 2 dall’Australia, 2 dalla Cina. Gli altri morti provengono da Olanda, Giappone e Portogallo.

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