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Siria, Trump a Erdogan: “Non fare il duro”

“Non fare il duro” o “non fare lo scemo”, “lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell’economia turca”. Lo ha scritto Donald Trump al presidente Recep Tayyip Erdogan in una lettera datata 9 ottobre, appena prima dell’offensiva militare turca in Siria.

Nella stringata lettera di Trump a Erdogan del 9 ottobre, il presidente americano afferma: “Il generale Mazloum è pronto a trattare con te, e a fare delle concessioni che non ha mai fatto in passato. Allego in via riservata una copia della lettera che mi ha scritto, appena ricevuta”. “La storia – aggiunge Trump – ti guarderà con favore se ti comporti in modo giusto e umano. Ti guarderà come il diavolo se non lo fai. Non fare il duro. Non fare lo scemo!”.

Oggi a Istanbul incontro il presidente turco incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence.

“Se i terroristi se ne vanno dalla zona di sicurezza” che la Turchia vuole creare ai suoi confini con la Siria, “l’operazione Fonte di pace finirà”, ha detto ieri il presidente turco ai combattenti curdi e ai leader mondiali che “cercano di mediare”. Nessuna trattativa, assicura il presidente, perché “non è mai accaduto nelle storia della Repubblica turca che lo Stato si segga allo stesso tavolo di un’organizzazione terroristica”. Ma dopo una settimana di raid e scontri che hanno provocato centinaia di morti e almeno 250 mila sfollati, l’offensiva comincia a segnare il passo. Frenata dall’intervento della Russia, che ha scortato l’esercito di Bashar al Assad ai confini dell’area invasa da Ankara, a Manbij e in serata anche a Kobane, città simbolo della resistenza curda contro l’Isis, l’operazione militare vive ore decisive sul piano diplomatico.

La crisi siriana sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo in programma oggi a Bruxelles, con Conte. “Domani – ha detto il premier in tarda serata – partirò per il Consiglio europeo: discuterò con gli altri leader e stati membri dell’Ue per prendere tutte le iniziative per una soluzione non militare”.

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